Il tema dell’inconscio ecologico si connette alla mia ricerca:

L’inconscio collettivo, al suo livello più profondo, racchiude l’intera intelligenza ecologica di tutte le specie, la fonte da cui è scaturita la cultura, come riflesso consapevole di una emergente mente della natura. La sopravvivenza della vita e di tutte le specie non sarebbe stata possibile senza un tale sistema di saggezza autoregolantesi. Era lì per guidare questo sviluppo attraverso tentativi ed errori, selezione ed estinzione, così come era lì nell’istante del big bang per condensare i primi lampi di radiazione in materia solida. È questo l’Es a cui l’ego si deve collegare se vogliamo diventare una specie sana capace di grandi avventure evolutive.
Theodore Roszak, The Voice of the Earth – An Exploration of Ecopsychology)

La vita su questo pianeta, vista come esperienza filogenetica, può essere percepita come un’esperienza unitaria attraverso le generazioni. L’individuo, che si percepisce come separato, ha perso memoria delle origini e non è consapevole del processo evolutivo in cui è immerso, ma di questo processo fa comunque parte a prescindere dalla sua consapevolezza.

L’ecopsicologia rivaluta la saggezza di alcune culture native. L’antropologo Michael Harner afferma che presso molte popolazioni native il legame tra esseri umani e animali era già conosciuto molto prima di Darwin. Alce Nero diceva che il Grande Spirito alberga nel cuore anche della più piccola formica. Darwin scopre, il processo evolutivo delle specie, questo processo può essere percepito come esperimento unitario. Si può immaginare che la vita, non sia tanto “il sopravvivere del più adatto” ma, come scrive sopra Theodore Roszak può essere vista come modalità nel cercare il modo migliore di manifestarsi. Viene superata la visione di “io racchiuso nella pelle” (Alan Watts) e di tempo e spazio, concezione comune anche della quarta forza della psicologia, la psicologia transpersonale. Sperimentare gli stati non ordinari di coscienza è una delle modalità possibili per avvicinarsi all’inconscio ecologico come esperienza, superando le barriere che ci rinchiudono nell’io ordinario.

Quella che noi chiamiamo realtà non è altro che una piccola frazione dell’esperienza possibile agli esseri umani. Già la dimensione del sogno rappresenta, manifesta spazi e dimensioni inconsuete.
…quel che generalmente consideriamo “esistente nella realtà” corrisponde al contenuto della nostra coscienza, e che la realtà situata al di là della nostra coscienza è, e resta, impossibile da descrivere e definire. (Marie Luise Von Franz, i Miti di creazione, Bollati Boringhieri, 1989, p. 42).

Le popolazioni antiche o primitive conoscevano diverse tipologie di trance attraverso la danza, il respiro, l’induzione psicotropa, ecc. Avevano accesso a stati non ordinari di coscienza che erano trasmessi e insegnati attraverso le generazioni e avvenivano in contesti rituali protetti. Queste esperienze, dell’animo umano e della connessione di questo con il cosmo, avevano uno spessore che nella cultura materialista o dogmatico religiosa difficilmente si possono realizzare. E’ quindi possibile accedere a memorie non ordinarie e queste hanno connessione con la ricerca relativa all’inconscio ecologico. Le dimensioni dell’inconscio ecologico, come quelle transpersonali, sono direttamente sperimentabili negli stati non ordinari di coscienza.

Oltre a Theodore Roszak, Gregory Bateson, Fritjof Capra, l’unità della vita è stata percepita e descritta dalle tradizioni spirituali, nel Vedanta, nelle culture sciamaniche.

La ruota di medicina dei nativi americani è una sorta di cosmologia, axis mundi, in cui viene descritta e posizionata la vita umana con i suoi cicli e tempi di passaggio. La vita umana è colà inserita in una dimensione che è anche cosmica e pluridimensionale, allo stesso tempo per C. Michael Smith (aka Mikkal, mio insegnante diretto), rappresenta un processo arcaico di individuazione (Jung e lo sciamanesimo, Ed. Amrita) e quindi di ricerca interiore e guarigione. La ruota di medicina è la rappresentazione amerindia dello spazio sacro, ha analogie con la descrizione dello spazio sacro descitto in altre culture: ai mandala indo buddhisti, agli stupa, probabilmente a Stonehenge, che come un mandala, uno stupa o una ruota di medicina è perfettamente orientato, all’albero della vita, all’albero cosmico.

L’ecopsicologia è l’incontro tra due scienze: l’ecologia e la psicologia. La guarigione personale è vista in connessione con quella del pianeta. L’ecopsicologia è parte di quel settore della scienza attuale (il nuovo paradigma scientifico) che sta superando la visione scientifica newtoniano cartesiana in quel processo di trasformazione epistemologica che si sviluppa dalla fisica dei quanti e dalla relatività e con la psicologia transpersonale e che si riconnette alla visione spirituale.

Mi occupo delle connessioni tra sciamanismo, respirazione olotropica counseling ed ecopsicologia, considero l’esperienza indotta dalle pratiche sciamaniche e dalla respirazione olotropica come processi per il superamento del paradigma antropocentrico e di avvicinamento all’esperienza e consapevolezza dell’inconscio ecologico come crescita personale e nella prospettiva di un superamento della crisi globale planetaria.